Un palliativo, mentre la cura principale va avanti.

solidair:

Lo riconoscete?
Su, ditemi, chi è?

So long, and thanks for all the bananafish.
Oggi pare funzioni così, ma nel 1986 le nostre serate tra amici erano un po’ diverse da quelle dei ragazzi di oggi.
Consistevano tipicamente in: Incontro al bar quando ciascuno ha per il cazzo di arrivare. Partitella a biliardo: ci giochiamo una spuma? Mezz’oretta a guardare fuori per sfottere la gente che passa. Provare a vedere se c’è quello che ci fa entrare gratis alla disco qua dietro. Se va male, ripiego a spasso a importunare le turiste. Chiusura serata seduti sul muretto di fronte al bar già chiuso.
#IWILLBESO

#IWILLBESO


fassbinder:

elodia: missvengeance: Barry: Don’t tell anyone you don’t own “Blonde on Blonde”. It’s gonna be okay.

fassbinder:

elodia: missvengeance: Barry: Don’t tell anyone you don’t own “Blonde on Blonde”. It’s gonna be okay.


il dolore dei bambini

blondeinside:

Oggi è stata una giornata strana. E’ stata una giornata un po’ così.
Alle nove di questa mattina mi ha chiamato mia sorella per dirmi che è morto suo suocero e che questa sera ci sarebbe stato il rosario, che avevano deciso di non portare Andrea (mio nipote di cinque anni e mezzo) e mi ha chiesto se potevo starci io con lui questa sera. Io ho detto ok, lo tengo io, no problem.
Poi però, appena ho messo giù la cornetta mi sono venute le paranoie, un sacco di paranoie. Se poi comincia a farmi tutte quelle cazzo di domande che di solito fanno i bambini? Cioè quel tipo di domande a cui devi rispondere che però non sai “come” farlo perché qualunque cosa tu dica potresti sbagliare?
E allora mi sono ricordata di un post che avevo letto da qualche parte sul dolore e la percezione della morte che hanno i bambini in base alla fascia d’età. L’ho cercato e non l’ho trovato, ho chiesto consiglio ad un amico pensando che l’avesse messo in condivisione lui ma no, mi ha detto di no. Poi durante la giornata sono stata presa dalle solite cose, il lavoro, la casa che sto cercando di comprare, una mail di un’amica in cui mi dice che domani dovrò andare anche a un altro funerale (due a distanza di poche ore è da guinness dei primati) e altre robe. Questa sera mentre suonavo il campanello di casa di mia sorella c’avevo il magone. Poi mentre i suoi genitori e la sorella si vestivano per uscire, io e lui abbiamo cominciato a giocare con i lego e mi sono messa tranquilla.
Mio cognato è stato l’ultimo ad uscire e anche il primo a rientrare cinque secondi dopo, visto che si dimentica sistematicamente qualche cosa in casa, e allora mio nipote, quando lui è rientrato un attimo, gli è corso incontro, lo ha abbracciato e gli ha detto “ciao papà, salutami il nonno Romano, e anche il nonno Franco” (che sarebbe mio padre che lui non era neppure nato quando è morto) “ e anche i bisnonni e tutti quelli che conosci che sono morti e che adesso sono in cielo”. Mentre mio nipote tornava verso di me bello tranquillo e con il sorriso sulle labbra io e mio cognato ci siamo guardati negli occhi per dieci lunghissimi secondi e poi finalmente lui ha detto “ Andrea io non posso salutarteli, non ci sono più, sono in cielo, come ti ho già spiegato questa mattina. Possiamo ricordarli nelle preghiere, puoi farlo anche tu questa sera”.
Mio nipote l’ha guardato e poi ha detto “Ok ok. Te però salutameli lo stesso”
Dopo, quando l’ho portato a letto, mentre gli facevo i “grattini sulla schiena”, lui ad un certo punto si è girato, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “Zia, però in cielo ci deve essere proprio un sacco di gente se tutti quelli che muoiono vanno lì”. Io gli ho detto di sì, che il cielo deve essere davvero sovraffollato. Non so se ho fatto bene o male ad assecondarlo.
E non so neanche lui cosa veramente capisca di questa cosa che è la morte. So solo che non sarò io a dirgli come stanno veramente le cose, che a cinque anni e mezzo si ha il diritto di credere che le persone quando muoiono vanno in cielo e che a Natale i regali sotto l’albero te li porta Babbo Natale. Il disincanto deve rimanere una cosa dei “grandi”.